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Terapia Manuale Osteopatica
   
 
osteopatia

CENNI STORICI SULL'OSTEOPATIA

Nata alla fine dell'800 in America, l'Osteopatia è al contempo un'arte scientifica e filosofica di diagnosi e trattamento esclusivamente manuale. L'origine e l'anima della medicina osteopatica sono legate all'intuizione del Dr. Andrew Taylor Still (1828-1917). Medico di formazione classica, Still dà forma a questa nuova disciplina creando una fusione tra metodo e rigore scientifico (lo studio e la conoscenza approfonditi dell'anatomia) e concezione filosofica olistica dell'uomo.

FONDAMENTI FILOSOFICI DELL'OSTEOPATIA

"Il corpo è un tutto", un'unità dove le diverse parti, collegate interamente fra loro da tessuto connettivo (le fasce), lavorano sinergicamente per dare beneficio a tutto l'organismo. "Il corpo ha la capacità di difendersi e di guarirsi". Secondo i principi di autodifesa e autoguarigione, il corpo detiene e conserva al suo interno il potere di mantenere o recuperare lo stato di salute (omeostasi), ovvero è in grado di fabbricare dei rimedi propri contro le malattie.

FONDAMENTI SCIENTIFICI DELL'OSTEOPATIA

"L'osteopatia è anatomia, ancora anatomia, sempre anatomia", diceva il Dr. Still. E ancora: "L'anatomia è da considerarsi l'alfa e l'omega, l'inizio e la fine di tutte le forme e delle leggi che danno vita al corpo umano". Ogni osteopata deve conoscere perfettamente l'anatomia per poter proiettare all'interno del corpo la propria azione. L'anatomista Bell diceva: Impara ad osservare il corpo vivo con i tuoi occhi, poi impara a guardare il corpo con le tue dita e gli occhi aperti, poi impara a guardare il corpo con gli occhi chiusi;.
Struttura e funzione sono reciprocamente interrelate. Qualsiasi parte del corpo funziona secondo la sua struttura specifica. La struttura governa la funzione; similarmente una struttura anormale governa la disfunzione. Ovvero: se la struttura è integra, la malattia non può svilupparsi; se la struttura non è integra, la malattia trova terreno fertile.

Tutte le anomalie strutturali possono portare ad una malattia funzionale e successivamente organica.
La legge dell'arteria è suprema. Still sosteneva che il sangue e la linfa sono il mezzo di trasporto di tutti gli elementi che permettono e assicurano il mantenimento dell'omeostasi cellulare e quindi dello stato di salute. Di conseguenza ogni perturbazione del flusso sanguigno (arterioso e venoso) e linfatico, con conseguente stasi ed ischemia nelle zone irrorate (sia in loco che a distanza), predispone il terreno all'instaurarsi della malattia.

L'OSTEOPATIA COME MEDICINA NON CONVENZIONALE

A differenza della medicina tradizionale allopatica, che concentra i propri sforzi sulla ricerca ed eliminazione del sintomo, l'osteopatia considera il sintomo un campanello di allarme e mira all'individuazione della causa alla base della comparsa del sintomo stesso (malattia).
In osteopatia, la malattia altro non è che il risultato del disequilibrio anatomico (struttura) seguito da disequilibri fisiologici (funzione). Da un punto di vista pratico questo porta alla definizione del concetto di disfunzione osteopatica, che ancora una volta trova la sua ragion d'essere nel concetto anche filosofico che vita è movimento. Ovvero: ogni restrizione di mobilità nella fisiologia (perdita di movimento) di qualunque tessuto del corpo porta alla perturbazione dell'autoregolazione e in seguito ad una degradazione della funzione e della struttura stessa.
Il concetto di disfunzione osteopatica prevede un accenno al concetto di energia vitale. Qualsiasi sia il trauma (fisico, emozionale, psicologico), l'entità della disfunzione o danno dipende da un lato dall'entità del trauma, dall'altro dalle condizioni preesistenti al trauma stesso. In altre parole: la capacità di risposta e reazione di un corpo o tessuto ad un evento traumatico dipendono strettamente dalla quantità di energia vitale del corpo stesso, che favorirà o meno l'instaurarsi di un processo patologico o disfunzione.
Il fine dell'osteopatia è quello di ridare movimento, armonia e fisiologia, ricreando le condizioni migliori (terreno) affinché il corpo ritrovi lo stato di salute. Il trattamento osteopatico si avvale di un sistema di tecniche esclusivamente manuali (manipolazioni di articolazioni, organi, tessuti), che mirano a correggere meccanicamente delle variazioni strutturali o disordini meccanici capaci di provocare delle alterazioni patologiche. Proponendosi di giungere alla causa (e non all'effetto), ristabilendo la mobilità della struttura, la funzione si può riadattare ed il corpo potrà allora iniziare il suo percorso di autoguarigione.

LA PROFESSIONE OSTEOPATA

L'osteopata è una figura specializzata in medicina manuale. W.G. Sutherland diceva: "Lo studente (in osteopatia) avrà bisogno di mani sensibili, capaci di rilevare lo stato di salute di un corpo tramite la palpazione dei tessuti". L'osteopatia è dunque un sistema di diagnosi e trattamento manuale che può essere applicato alla maggior parte degli stati patologici.
Risulta molto difficile elencare con i termini abituali della medicina allopatica quali siano le indicazioni specifiche dell'osteopatia. In termini generali, l'osteopatia può intervenire su qualsiasi condizione patologica fino a quando sia mantenuta una certa fisiologia (integrità anatomica) e sia quindi possibile ripristinare uno stato di salute. Normalmente, l'osteopata viene consultato soprattutto in casi di affezioni articolari, ma il suo campo di azione è molto più vasto.

 
 
CHIROPRATICA
d.d. palmer - Chiropratica
La chiropratica è nata in 1895 da D.D. Palmer. Un giorno il suo portiere raccontò di aver perso l'udito all’orecchio sinistro 17 anni prima. Il portiere, Harvey Lliard, stava lavorando in una posizione scomoda quando subì un trauma alla schiena. Da allora, Lliard non sentì più dall’orecchio sinistro.
Palmer pensò, ovviamente, che ci fosse un collegamento tra i due eventi. Palmer chiese aLliard se poteva esaminare la sua schiena. Palmer trovò che la quarta vertebra dorsale era tenera al tocco e un po' arrossata intorno. Palmer aveva familiarità con la manipolazione (già usata dai “bonesetters"/manipolatori in Europa e Stati Uniti), ma non l’aveva mai usata come cura. Palmer diede una spinta alla vertebra per riposizionarla.
Il giorno dopo, Lliard disse che poteva sentire meglio dall’orecchio. Dopo qualche trattamento, Lliard recuperò il suo udito.
Un'altra versione più carina di questa storia è che Palmer dopo di aver sentito una barzelletta diede una pacca alla schiena di Lliard con un libro.

Dopo di che, Lliard disse che poteva sentire meglio. Da quell'episodio è nata l’idea di provare la manipolazione.
La chiropratica fu criticata per aver sviluppato una professione basata su un evento, ritenuto impossibile da molti. Invece, la manipolazione della schiena associata ad un miglioramento dell’udito è stata replicata in altri studi pubblicati nelle riviste mediche


Daniel David Palmer (1895) che sottolineò l'importanza della manipolazione della colonna vertebrale e ipotizzò che la compressione di un nervo o di una radice nervosa a livello della colonna vertebrale può causare sintomi locali e remoti dal sito della lesione. Palmer studiò anche la relazione del bacino con torsioni vertebrali e alcuni tipi di scoliosi, codificò il trattamento manipolativo, dandogli dignità scientifica (The Chiropractor's Adjustor).
Il termine chiropratica deriva dal greco (cheir, mano +  praktikè, pratica); è una disciplina che cura alcune patologie con specifiche manovre (aggiustamenti) sulle vertebre e su altre strutture osteoarticolari. Lo scopo dell'aggiustamento è la rimozione delle cause meccaniche all'origine dei disturbi. La chiropratica è indicata per torcicollo, disturbi del complesso collo-spalla-braccio, dolori di schiena, lombalgie, sciatica, dolori alle articolazioni sacroiliache, alcuni tipi di cefalea ecc. Può invece essere controindicata in ernie del disco di una certa gravità. Infatti, essendo un fatto tipicamente meccanico, non può sostituire la terapia chirurgica; in altri termini è controindicata in quei casi in cui la situazione è irreversibile, almeno meccanicamente parlando.

Differenza tra osteopatia e chiropratica?


Storicamente, differiscono però sia per il principio ispiratore, sia per il tipo di intervento. Nell'osteopatia il sistema sovrano che sovrintende al buon funzionamento dell'organismo è il sistema circolatorio, mentre nella chiropratica questo ruolo di comando e controllo è attribuito al sistema nervoso. Quanto alle tecniche correttive, in origine le manipolazioni dell'osteopata erano caratterizzate da leve lunghe e movimenti lenti e ampi, mentre gli aggiustamenti del chiropratico si basavano per lo più su leve corte e movimenti rapidi e precisi, di ampiezza ridotta. L’osteopatia prevedeva inoltre il massaggio viscerale e quello cranio-sacrale che non era contemplato dalla chiropratica. Nel corso degli anni, tuttavia, entrambe le discipline si sono profondamente evolute e mostrano attualmente un'ampia sovrapposizione. Ancora oggi, tuttavia, la chiropratica differisce dall'osteopatia per la maggiore rilevanza attribuita alla neurologia e al sistema metamerico, il sistema che definisce la correlazione neurologica di ogni livello vertebrale coi vari organi.

 
 
TERAPIA MANUALE

Cos'è la terapia manuale?
la terapia manuale è una sistema internazionalmente riconosciuto di prevenzione, valutazione e trattamento di disturbi che interessano l'apparato neuro-muscolo-scheletrico.

"tutti quei procedimenti nei quali le mani sono usate per mobilizzare, correggere, manipolare, applicare trazione, massaggiare, stimolare o comunque influire sulla colonna vertebrale, sui i tessuti para-spinali..." (trad. anita gross et.al., musculoskeletal med 1996;22:579-98)

  • a cosa serve la terapia manuale?

  • lo scopo della terapia manuale è di alleviare il dolore, ripristinare un normale movimento a livello articolare e tissutale al fine di permettere all'organismo di tendere all'omeostasi.
    la terapia manuale mira a riconoscere e trattare le disfunzioni somatiche, al ripristino e al mantenimento della migliore biomeccanica e funzione.

  • cosa è una disfunzione somatica?

  • nella classificazione internazionale delle malattie (international classification of diseases) la disfunzione somatica viene definita come qualsiasi lesione o alterazione funzionale di componenti collegati al sistema somatico, cioè alle strutture scheletriche, articolari e miofasciali e dei relativi elementi vascolari, linfatici, neurali.
    questa definizione generale di disfunzione somatica, richiede in ogni data situazione una definizione specifica che comprenda l'identificazione della particolare struttura, o tessuto interessato.

  • chi è il professionista sanitario che pratica la terapia manuale?

  • i professionisti sanitari autorizzati all'esercizio della terapia manuale, perché in possesso del titolo abilitante, sono fisioterapisti e medici. master o corsi di specializzazione in terapia manuale a livello universitario, preparano il professionista sanitario secondo i più alti standard formativi alla pratica clinica.

  • qual'è l'approccio clinico in terapia manuale?

  • la pratica clinica del fisioterapista specializzato in terapia manuale è guidata da un'approfondita conoscenza dell'anatomia e della fisiologia dell'apparato neuro-muscolo-scheletrico, dall'esame e dal ragionamento clinico, dall'evidenza scientifica e clinica, e infine, dalle abilità tecniche manuali acquisite durante la formazione specialistica in terapia manuale.

  • quali tecniche si usano in terapia manuale?

  • la terapia manuale si avvale di tecniche manuali ed esercizi terapeutici volti a favorire la diminuzione del dolore, a ripristinare un normale movimento a livello articolare e tissutale, alla correzione degli squilibri muscolari, alla stabilizzazione delle ipermobilità articolari, alla correzione degli squilibri posturali e permettere all'organismo di tendere all'omeostasi.

    in relazione al paziente, alla sintomatologia e alla valutazione effettuata si scelgono le tecniche più appropriate al caso:

    tecniche muscolari e miofasciali (stretching, inibizione, energia muscolare, strain and counter-strain, trigger points, tecniche funzionali, tecniche neuro-muscolari e altre tecniche sui tessuti molli)

    tecniche ritmiche e armoniche

    tecniche di springing

    tecniche di trazione

    tecniche di mobilizzazione

    tecniche h.v.l.a.

    tecniche con recoil

    tecniche dirette con drop su lettino chiropratico

    tecniche di flexion-distraction su lettino chiropratico

    oltre al trattamento manuale sono spesso consigliati esercizi terapeutici.

    Quali sono le scuole di pensiero?

     
    LA TERAPIA MANUALE - CONCETTO MARCEL BIENFAIT
       
    MARCEL BIENFAIT
    Il termine di Terapia Manuale non definisce une tecnica terapeutica, ma semplicemente una terapia che utilizza essenzialmente le mani. Questo appellativo si applica a molte tecniche alquanto diverse. Il concetto Marcel Bienfait della Terapia Manuale non è una metodo particolare, ma una maniera moderna di concepire la fisioterapia. Si fonda su un'esperienza di 55 anni di pratica e di 40 anni d'insegnamento. La base della fisioterapia è per lui la fisiologia dell'apparato locomotore.
    L'insegnamento attuale di Marcel Bienfait e degli insegnanti che ha formato viene proposto a professionisiti già affermati. L'ideale sarebbe farlo iniziare sin dagli studi di base, facendolo proseguire progressivamente per più anni. Per Marcel Bienfait, il fisioterapista è un meccanico di meccanica umana. Lo studio della fisiologia dell'apparato locomotore deve essere la base della sua formazione.
    E' la sola maniera di capire la patologia, di stabilire delle diagnosi, di concepire dei trattamenti logici.

    Per esperienza, Marcel Bienfait pensa che sin dagli inizi della fisioterapia, lo studio della fisiologia e dell'anatomia sia realizzato in modo illogico, quello delle scienze astratte. Lo studente non ne capisce l'utilità, né dove esse conducono. Egli le dimentica rapidamente e dei suoi studi non gli restano che gesti terapeutici che utilizza come un robot: nel tale caso si fa questo, nel tal'altro caso si fa quello. La comprensione della fisiologia e dell'anatomia deve poggiare su nozioni concrete. A meno che non si voglia fare dei terapisti dei semplici esecutori di manovre, non si farà mai nulla di valido finché saranno, ad eccezione di alcuni, ignoranti in anatomia e fisiologia.

    Che cos'è la fisiologia ? E' la maniera in cui la natura ha risolto le nostre necessità funzionali. Quali sono le necessità funzionali dell’uomo ? La deambulazione e la prensione cioè la funzione dinamica, la posizione eretta cioè la funzione statica. Sono funzioni globali che interessano l'insieme del corpo. Il loro studio deve iniziare con questa globalità, partendo dalle necessità funzionali.

    Che cos'è l'anatomia ? In questa ottica è l'insieme delle parti meccaniche che permettono la fisiologia. E' attraverso la comprensione della fisiologìa che si deve iniziare lo studio dell'anatomia.

    Queste nozioni non si applicano soltanto alla Terapia Manuale, ma a tutte le specialità della fisioterapia. Esse sono la base dell'insegnamento di Marcel Bienfait.

    Nel suo insegnamento attuale, Marcel Bienfait ha lasciato da parte la Rieducazione funzionale di cui fu uno dei pionieri in Francia, dedicandosi all'osteopatia nel suo aspetto puramente fisioterapico, rigettando la sua pretesa di essere una medicina parallela. E' un insegnamento imperniato anche sui problemi e i trattamenti della funzione statica, sul loro studio e le loro possibilità, il loro ruolo nella prevenzione, ma anche i loro limiti, tutte cose che ristagnano oggi su nozioni più che centenarie e su una ginnastica perfettamente inefficace.

     
     

    IL METODO McKENZIE

    McKENZIE

    Robin McKenzie è un fisioterapista di fama mondiale che ha messo a punto il metodo riabilitativo da cui prende il nome.
    Il metodo McKenzie, conosciuto ed applicato ormai in tutto il mondo è, più precisamente, una metodica di “Diagnosi e Terapia Meccanica” che si applica alla colonna vertebrale, in particolare al rachide cervicale e lombare.
    Il fisioterapista specializzatosi nell'applicazione di questa metodica, valuterà il paziente innanzitutto attraverso un'analisi anamnestica e poi tramite un'attenta valutazione clinica. Sulla base delle risposte date dal paziente stilerà un programma riabilitativo.
    Le patologie trattate sono, prevalentemente, quelle che hanno una causa meccanica legata alle posture scorrette che danno origine a discopatie che si manifestano con una sintomatologia dolorosa che colpisce sia l'arto superiore che quello inferiore. L'origine è centrale (cervicale o lombare) ed i sintomi sono periferici. Lo scopo del trattamento consiste nel far “risalire” il dolore o formicolìo dalla periferia dell'arto fino alla colonna e quindi fino alla sua scomparsa.

    Solo successivamente il paziente verrà educato ed istruito ad una forma di autotrattamento che, senza la presenza del fisioterapista, gli consentirà di prevenire episodi recidivanti
    L'anamnesi sul paziente ci permette di elaborare un intervento personalizzato: tale intervento si basa su movimenti che riducono in tempi brevi la sintomatologia dolorosa.
    "Se adotti alcune posizioni o effettui certi movimenti che danneggiano la tua colonna e, se il problema viene compreso in profondità, allora è possibile idenfiticare altri movimenti e posizioni che, se eseguiti ed adottate, possono invertire l'evoluzione di questo processo". (Robin McKenzie)
    Il metodo Mckenzie si basa sulla partecipazione attiva del paziente perchè si possa ottenere la rapida diminuzione del dolore. Un programma di auto-trattamento personalizzato metterà il paziente nelle condizioni di trattare i sintomi dolorosi con efficacia.
    Un adeguato auto-trattamento assicura una rapida indipendenza dal fisioterapista che limiterà il suo intervento a pochi e programmati controlli.
    Fra le lombalgie risulta essere fra le più diffuse quella da “derangement” in cui è tipica la “centralizzazione del dolore”, ovvero quel fenomeno percui in seguito al trattamento il dolore periferico passa ad esser sempre più vicino alla colonna fino a centralizzare e poi diminuire di intensità fino a sparire.
    Gli studi compiuti dimostrano che l'applicazione del metodo McKenzie riduce notevolmente le lombalgie ed il ricorso alla terapia chirurgica abbattendo costi e tempi di recupero funzionale.

    I fisioterapisti specializzati nella “diagnosi e terapia meccanica secondo McKenzie” sono in grado di eseguire tecniche manuali specifiche sui pazienti, consistenti in sovrappressioni, e mobilizzazioni. Solo successivamente, con apposite istruzioni e guida del fisioterapista, si potrà procedere con l'autotrattamento
    La colonna vertebrale, in posizione ortostatica, (in piedi), presenta, normalmente, due importanti curvature: una a livello cervicale a concavità posteriore che costituisce la “lordosi cervicale” ed un'altra a livello lombare, anch'essa a concavità posteriore, che costituisce la “lordosi lombare”. Per completezza dell'argomento va aggiunto che abbiamo sul piano sagittale (di lato), anche altre due curvature definite “cifosi”, nonché, sul piano frontale, le curve costituenti la “scoliosi fisiologica”.

    Quando, per l'assunzione e/o il mantenimento di una postura errata, le curvature lordotiche vengono modificate in iper o in ipo-lordosi, compaiono i sintomi caratteristici delle cervicalgie e lombalgie,
    McKenzie ritiene che, nel caso in cui il dolore non derivi da un processo infiammatorio o da un evento traumatico (colpo di frusta), le cause siano da ricercare nelle posizioni scorrette che assumiamo abitualmente, costringendo la colonna vertebrale a posture innaturali.
    Quando vengono sollecitati oltremodo i “tessuti molli” che sostengono la colonna (muscoli, tendini, legamenti ecc.) si da origne al DOLORE: cervicalgie e lombalgie, sopratutto. Ovviamente differenziando le cause, da posture errate o traumatiche (conseguenti ad un incidente stradale o deomestico) variano entità e tempi di guarigione. Altre volte, però, il dolore può essere accompagnato ad intorpidimento e formicolìo estesi al braccio e fino alla mano oppure al gluteo, alla coscia, gamba e fino al piede. E ancora, può manifestarsi mal di testa, nausea, vertigini, ecc..
    L'assunzione di una postura corretta, in tutti i casi, è tuttavia buona regola sia per attenuare la sintomatologia dolorosa quando questa è presente che per prevenirla, sopratutto.
    I suggerimenti che da’ sono quelli di mantenere un'attività fisica quotidiana regolata e costante tale da non causare motivi di stress posturale che si ripercuota sui componenti strutturali della colonna (dischi intervertebrali, muscoli, ecc.). oggi, inoltre, esistono sul mercato diversi accorgimenti che agiscono efficacemente sul mantenimento della postura corretta.

    Nell'approccio McKenzie, educare il paziente e fornirgli le istruzioni e le procedure necessarie al suo recupero, diventano il fondamento del trattamento a lungo termine.
    Una volta identificate con l'esame clinico le relazioni di causa ed effetto del dolore, si ottiene il più valido strumento di reazione al dolore.
    E' indispensabile che il paziente comprenda i motivi (in particolare gli stress posturali) che portano all'insorgenza del dolore ed acquisisca coscienti mezzi per poterlo controllare. Occorre illustrare al paziente le fasi del disturbo meccanico specifico inerente al suo problema e sottolineare l'azione appropriata nelle fasi iniziali o quando si sviluppano i primi segnali di allarme. La chiave per la riuscita della prevenzione delle recidive è l'auto-trattamento, prima che si avverta dolore.
     
     
    IL CONCETTO MAITLAND
    Maitland

    Il Concetto Maitland di Fisioterapia Manipolativa, come è ora conosciuto, pone l’accento su di uno specifico modo di pensare, su una continua valutazione, sull’arte della fisioterapia manipolativa (“sapere quando, come e quale tecnica usare, adattarle individualmente a ciascun Paziente”) e sulla totale dedizione al paziente. 

    Geoffrey D. Maitland, fisioterapista australiano e co-fondatore dell’IFOMT (International Federation of Orthopedic Manipolative Therapists) sviluppò questo specifico concetto di trattamento negli anni ’50. L’avvento del Concetto Maitland rappresenta uno degli sviluppi più significativi della Terapia Manuale. Il Concetto Maitland è un “concetto” e non una “tecnica”. Non si pone l’attenzione sulla tecnica di trattamento, bensì sulla filosofia che è alla base del modo di pensare e di procedere nelle decisioni terapeutiche, coinvolgendo l’esame analitico e la valutazione, sui quali su fondano le scelte di trattamento.

    La Terapia Manuale è valida su un largo spettro di ambiti specialistici, che comprendono l’ortopedia conservativa e post-chirurgica, la terapia sportiva e le patologie reumatiche.

    Al giorno d’oggi la Terapia Manipolativa non è più concentrata esclusivamente sulle componenti articolari del movimento, bensì include la valutazione e il trattamento della funzione e della sensibilità meccanica o della mobilità del sistema nervoso e della funzione del sistema muscolare.

    Quando anche le attuali conoscenze sulla fisiologia del dolore vengono integrate alla decisione del procedimento terapeutico, si può stilare un piano di trattamento dettagliato e individuale, proprio a ciascun paziente. Ciò permette al fisioterapista di migliorare ed ampliare il suo approccio clinico nel seguenti modi:

    1. usando precise procedure di valutazione
    2. applicando un preciso modello di pensiero che facilita l’analisi dei problemi del paziente dal punto di vista clinico e teorico
    3. integrando l’ICF all’esame e al trattamento
    4. utilizzando l’esame manuale e le tecniche di trattamento della colonna vertebrale e delle articolazioni periferiche
    5. utilizzando l’esame e il trattamento delle strutture neurali
    6. analizzando gli squilibri muscolari
    istruendo ed avvertendo il paziente riguardo al movimento, la postura e l’auto-correzione

    Il Concetto Maitland continua ad essere un concetto dinamico, grazie all’integrazione delle attuali conoscenze scientifiche. Noi siamo costantemente spronati a studiare la modalità di trattamento più efficace, per adattarlo alle necessità di ogni paziente.
     
     

    MEDICINA ORTOPEDICA CYRIAX


    Il Dr. James Cyriax ha dedicato la sua lunga carriera professionale al St. Thomas’s Hospital di Londra (tra gli anni ’40 e i primi anni ’80) allo sviluppo e al perfezionamento di un metodo diagnostico e terapeutico delle lesioni dei tessuti molli dell’apparato locomotore. Il metodo da lui elaborato consiste in una valutazione a turno della funzione di ogni tessuto mobile: le risposte positive e negative ottenute con i test di tensione selettiva formano uno schema (pattern).

    Tale schema viene interpretato, sulla base dell’anatomia applicata, per poter raggiungere una valutazione più esatta possibile sulla posizione, natura, dimensioni e stadio di ogni lesione dei tessuti molli.

    "Non ho inventato il massaggio, che esiste da tempi immemorabili, – scrive Cyriax nella prefazione alla ottava edizione del 1982 del suo"Textbook of Orthopaedic Medicine- ho semplicemente elaborato una tecnica di massaggio trasverso profondo (deep friction), che permette di raggiungere la sede della lesione. Ho insistito affinchè fosse trattata solo la struttura lesionata evitando le aree di tessuto normale circostante, sedi solamente di dolore riferito e sensibilità locale.
    Non ho inventato le trazioni e le manipolazioni, che erano entrambe già praticate da Ippocrate. Il mio merito è stato quello di codificare l’applicazione di queste misure, ponendo uguale enfasi sul "quando no" e "quando si", in un tentativo di sistemare ognuna al suo posto nella terapia. La mia unica importante scoperta, sulla quale si basa tutto questo mio lavoro, è il metodo sistematico di esame delle parti mobili attraverso le tensioni selettive. Se negli anni a venire devo essere ricordato per l’originalità del mio lavoro, è a questo studio fondamentale che vorrei che i posteri legassero il mio nome".

    Il metodo Cyriax riguarda quindi la diagnosi e la terapia delle lesioni dei tessuti molli dell’apparato locomotore ; il Dr. Cyriax sviluppò un sistema che, attraverso l’anamnesi, l’ispezione, l’esame funzionale, la palpazione e, se necessario, l’infiltrazione diagnostica, permette di raggiungere una diagnosi precisa.
    Successivamente ideò anche un sistema terapeutico nel quale sono utilizzati : Massaggio Trasverso Profondo (Deep Friction), mobilizzazione, manipolazione, trazione, infiltrazione ed iniezione intra-articolare.


    L’esame funzionale si basa essenzialmente su test selettivi (Selective Tensions) che permettono di valutare nel modo più puro possibile le diverse strutture interessate.

    Vengono utilizzati :

    - test passivi che permettono di valutare l’integrità delle strutture inerti(capsula, legamenti, borsa, menisco, …) e di differenziare tra schema capsulare e schema non capsulare.

    Lo schema capsulare ("capsular pattern") è l’insieme del dolore, della limitazione e della sensazione di fine corsa che fa pensare all’articolazione nel suo complesso.
    Ogni articolazione possiede un proprio schema capsulare caratteristico.

    Lo schema non capsulare ("non capsular pattern") è ogni altra combinazione differente dallo schema capsulare.


    - test resistiti (contrazioni isometriche massimali da posizione neutra) per valutare le strutture contrattili : muscolo, tendine, giunzione tenomuscolare e tenoperiostea.
    Non vengono invece utilizzati quasi mai test attivi, per l’arto superiore ed inferiore, in quanto questi non permettono, se positivi, di distinguere se il dolore proviene da una struttura inerte o contrattile.
    La terapia mirerà a frenare il più possibile la reazione infiammatoria post-traumatica sia per mezzo di un’infiltrazione di triamcinolone che per mezzo del Massaggio Trasverso Profondo (MTP).


    Indicazioni :

    · Piccole rotture muscolari
    Un muscolo deve avere la possibilità di contrarsi, quindi di allargarsi. Dopo un trauma questa possibilità può essere ostacolata dalla formazione di aderenze microscopiche all’interno del muscolo.
    La terapia di una piccola rottura muscolare tende quindi a mantenere o a ristabilire la mobilità in larghezza.
    La terapia di Cyriax per un piccolo strappo muscolare è spesso solamente il massaggio trasverso profondo : muovere trasversalmente
    le fibre muscolari, senza componente longitudinale, per prevenire o distruggere la formazione di aderenze.

    · Lesioni tendinee
    La lesione giace spesso alla giunzione tenoperiostea, meno frequentemente nel corpo del tendine.
    Un discreto numero di lesioni tendinee assume il carattere di infiammazione autoperpetuantesi ("self-perpetuating inflammation").
    Abbiamo due possibili trattamenti :

    1. infiltrazione di triamcinolone : risultato rapido con percentuale di ricadute abbastanza alto

    2. massaggio trasverso profondo : risultato meno rapido, ma con ricadute molto meno frequenti.

    · Piccole lesioni legamentose
    Il massaggio trasverso profondo è spesso il miglior trattamento.

     
         
    O.M.T. Kaltenborn    
         
    O.M.T. Kaltenborn
    Olaf Evjenth
     
    Freddy kalterbon
    Olaf Evjenth

     

    La Terapia Manuale Ortopedica (OMT), concetto Kaltenborn-Evjenth nasce in Norvegia negli anni ‘60, dove due professionisti della riabilitazione, Freddy Kaltenborn ed Olaf Evjenth, riunirono i concetti dell’osteopatia, della chiropratica e della medicina manuale presenti nel nord Europa.

    Tale concetto è riconosciuto a livello internazionale dalla “Confederazione Mondiale dei Fisioterapisti (WCPT)" ed assieme alla Terapia Manuale concetto Maitland fa parte della “International Federation of Manipulative Therapists (IFOMT)".

    La terapia manuale ortopedica è una specializzazione della fisioterapia e consente un completo trattamento dei dolori e di altri sintomi nelle disfunzioni della colonna vertebrale e delle articolazioni periferiche (braccia e gambe). I terapisti manuali ortopedici operano in stretto contatto con i medici generici e specialisti. Essi sono responsabili per la formulazione della valutazione riabilitativa e per la decisione sulle idoneità del paziente al trattamento manuale, facendo attenzione a misure precauzionali e controindicazioni.
    L’applicazione della OMT si basa su una approfondita visita del sistema neuro-muscolare ed articolare. Questo esame serve per stabilire in termini fisici la disfunzione presente nel sistema articolare, muscolare e nervoso. Nello stesso modo l’esame mira a stabilire le condizioni ottimali di trattamento, quando questo sia controindicato o quando sia limitato da anomalie anatomiche e/o processi patologici in atto.
    L’obiettivo principale della OMT è il ripristino della massima funzione del sistema articolare, nervoso e muscolare in libertà dalla sintomatologia dolorosa.

    La Terapia Manuale Ortopedica può essere efficace nel trattamento di:

    - dolori di schiena e problemi discali

    - dolore al collo e problemi della regione cervicale

    - artrosi – dolore e rigidità per esempio alle anche, alle ginocchia, e alla schiena

    - dolori del viso, cefalea, dolore della mascella

    - irritazione del nervo che causa, ad esempio, insensibilità o formicolio nelle dita o sciatica

    - dolore al ginocchio dovuto, ad esempio, a problemi di menisco o di legamento

    - problemi al gomito, come gomito del tennista o del golfista

    - problemi nel polso e nella mano, come fratture, sindrome del tunnel carpale, distrazioni e distorsioni

    - problemi di caviglia e di piede, come lesioni di tendini e legamenti

    La Terapia Manuale è utile anche dopo chirurgia o traumi sportivi. Nell’ambiente di lavoro e per ogni tipo di sport, il Terapista Manuale è in grado di analizzare il vostro modo di muovervi e di consigliare le misure d’intervento più appropriate, in modo da ridurre i rischi di lesioni.

    I metodi comprendono:

    - Mobilizzazione manuale delle articolazioni

    - Tecniche che migliorano la mobilità e la funzione del sistema neurale

    - Stretching e/o rinforzo muscolare

    - Chiarimenti sul meccanismo che scatena il problema e consigli per aiutare a mantenere il successo del vostro trattamento nel tempo

    - Correzioni della postura, del movimento quotidiano e sport

    - Esercizi e consigli per sollecitare il self-management

    Una caratteristica tipica della terapia manuale del Concetto OMT Kaltenborn-Evjenth è la considerazione dellabiomeccanica. Fra altro si distingue fra movimenti rotativi(intorno à un’asse) e movimenti traslatori (rettilinei conriferimento à un piano). La quantità, la qualità con la sensazione di fine movimento e i sintomi che sono incorrelazione con il movimento (disturbato) sono i criteri di valutazione durante l’esame del movimento.

    Le funzioni del sistema neurale sono la conduzione (sensibilità, motricità e funzione vegetativa) e la mobilità (meccanica). Nell’esame e nel trattamento il fisioterapista deve differenziare fra un problema di compressione, d’adesione e d’irritazione allunga la capsula anteriore, ma schiaccia le strutture posteriori.

     
     
    MULLIGAN CONCEPT
    Brian Mulligan

    Introduzione

    The Physiotherapy treatment of musculoskeletal injuries has progressed from its Il trattamento fisioterapico di lesioni muscolo-scheletriche è progredita dal suo Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di questa immagine.foundation in remedial gymnastics and active exercise to therapist-applied passive physiological movements and on to therapist-applied accessory techniques. concept of mobilisations with movement (MWMS) in the extremities and sustained natural apophyseal glides (SNAGS) in the spine are the logical continuance of this evolution with the concurrent application of both therapist applied accessory and patient generated active physiological movements. fondazione in ginnastica correttiva e di esercizio di attività di terapeuta-passivi applicati movimenti fisiologici e al terapeuta-accessorio tecniche applicate. Brian Mulligan's concetto di mobilitazioni, con movimento (MWMS) in estremità e sostenuta naturale apophyseal scivola (ostacoli) nella colonna vertebrale sono la logica mantenimento di tale evoluzione, con la concomitante applicazione di entrambe le terapeuta e paziente applicato accessorio attivi generati movimenti fisiologici.

     

    Principi di trattamento

    In the application of manual therapy techniques, Physiotherapists acknowledge that contraindications to treatment exist and should be respected at all times. Per l'applicazione delle tecniche di terapia manuale, Fisioterapisti riconoscere che esistono controindicazioni al trattamento e devono essere rispettati in tutti i tempi. Although always guided by the basic rule of never causing pain, therapist choosing to make use of SNAGS in the spine and MWMs in the extremities must still know and abide by the basic rules of application of manual therapy techniques. Anche se sempre guidate dalla regola di base di non causare dolore, terapista scelta di avvalersi di ostacoli nella colonna vertebrale e MWMs nella estremità deve ancora conoscere e rispettare le regole di base di applicazione di tecniche di terapia manuale.

    Specific to the application of MWM and SNAGS in clinical practice, the following basic principles have been developed Specifiche per l'applicazione di MWM ostacoli e nella pratica clinica, i seguenti principi di base sono stati sviluppati

    1. During assessment the therapist will identify one or more comparable signs as described by Maitland. Durante la valutazione, il terapeuta si identifica uno o più segni comparabili, come descritto da Maitland. These signs may be a loss of joint movement, pain associated with movement, or pain associated with specific functional activities (ie, lateral elbow pain with resisted wrist extension, adverse neural tension). Questi segni possono essere una perdita di comune movimento, dolore associato con il movimento, o il dolore associato a specifiche attività funzionali (ad esempio, il dolore laterale gomito con resistito estensione del polso, avverse neurali tensione).
    2. A passive accessory joint mobilisation is applied following the principles of Kaltenborn (ie, parallel or perpendicular to the joint plane). Un accessorio passiva una mobilitazione congiunta è applicata in base ai principi di Kaltenborn (vale a dire, parallela o perpendicolare al piano in comune). This accessory glide must itself be pain free. Questo accessorio deve essere di per sé scivolano senza dolore.
    3. The therapist must continuously monitor the patient's reaction to ensure no pain is recreated. Il terapeuta deve costantemente monitorare la reazione del paziente al fine di garantire il dolore non viene ricreato. Utilising his/her knowledge of joint arthrology, a well-developed sense of tissue tension and clinical reasoning, the therapist investigates various combinations of parallel or perpendicular glides to find the correct treatment plane and grade of movement. Utilizzando la sua conoscenza del comune arthrology, un ben sviluppato senso di tensione del tessuto e ragionamento clinico, il terapeuta indaga diverse combinazioni di parallela o perpendicolare scivola a trovare il corretto piano di trattamento e il grado di movimento.
    4. While sustaining the accessory glide, the patient is requested to perform the comparable sign. Pur sostenendo l'accessorio glide, il paziente è invitato ad eseguire il segno comparabili. The comparable sign should now be significantly improved (ie, increased range of motion, and a significantly decreased or better yet, absence of the original pain). Il segno comparabile dovrebbe ora essere notevolmente migliorate (ad esempio, una maggiore gamma di movimento e di un diminuito significativamente o meglio ancora, l'assenza di dolore l'originale).
    5. Failure to improve the comparable sign would indicate that the therapist has not found the correct contact point, treatment plane, grade or direction of mobilisation, spinal segment or that the technique is not indicated. Mancata migliorare comparabile segno indica che il terapeuta non ha trovato il giusto punto di contatto, piano di trattamento, il grado o la direzione di mobilitazione, segmento della colonna vertebrale, o che la tecnica non è indicata.
    6. The previously restricted and/or painful motion or activity is repeated by the patient while the therapist continues to maintain the appropriate accessory glide. La precedenza limitato e / o dolorosa moto o attività viene ripetuta da parte del paziente, mentre il terapeuta continua a mantenere gli opportuni accessori planata. Further gains are expected with repetition during a treatment session typically involving three sets of ten repetitions. Ulteriori vantaggi sono previsti con la ripetizione del trattamento nel corso di una sessione di solito coinvolge tre serie di dieci ripetizioni.
    7. Further gains may be realised through the application of passive overpressure at the end of available range. Ulteriori vantaggi possono essere realizzati mediante l'applicazione di sovrapressione passiva alla fine della gamma disponibile. It is expected that this overpressure is again, pain-free. Si prevede che questa è ancora una volta di sovrapressione, dolore-libera.

    Self-treatment is often possible using MWM principles with adhesive tape and/or the patient providing the glide component of the MWM and the patient's own efforts to produce the active movement. Self-trattamento è spesso possibile con MWM principi con nastro adesivo e / o il paziente che forniscono la scorrevolezza componente del MWM e del paziente propri sforzi per produrre il movimento attivo. Pain is always the guide. Il dolore è sempre la guida. Successful MWM and Snags techniques should render the comparable sign painless while significantly improving function during the application of the technique. MWM di successo e ostacoli tecniche dovrebbero rendere comparabile segno indolore mentre la funzione di migliorare notevolmente durante il periodo di applicazione della tecnica. Sustained improvements are necessary to justify ongoing intervention. Prolungati i miglioramenti sono necessari per giustificare l'intervento in corso.

     
     

    KINETIC CONTROL - Riabilitazione delle disfunzioni del movimento

       
    mark comerford kinetic control - Studio Starita
    Questo concetto è stato sviluppato da Mark Comerford sulla base dell’approccio clinico. Egli è stato influenzato dagli studi di Janda e Sahrmann, come pure dalle ricerche sul controllo motorio eseguite all’Università del Queensland in Australia a cui ha partecipato e, infine dalle esperienze e analisi cliniche personali.

    Nel 1995 Mark Comerford fonda con Sarah Mottram e Mark Silvester il gruppo Kinetic Control. Oggigiorno si sono aggiunti a loro altri tre insegnanti riconosciuti: Ruth Jones, Dianne Addison e Jaqui Clark. L’intenzione del gruppo di lavoro è quella di sviluppare un processo di valutazione, sistematico e chiaro, delle disfunzioni del movimento basato sull’evidenza (evidence based) e, in seguito, di creare una metodologia riabilitativa per rieducare la stabilità dinamica e l’equilibrio muscolare.
    Il processo così sviluppato integra il sapere acquisito da ricerche cliniche e accademiche provenienti da campi diversi e utilizza il ragionamento clinico per sviluppare un sistema di valutazione, oltre che principi e strategie di riabilitazione, a completamento della moderna pratica della terapia manuale. Le disfunzioni di movimento possono derivare dall’incapacità funzionale o dal "fallimento" del sistema stabilizzatore locale o di quello globale o, più frequentemente, dal cedimento contemporaneo di tutte e due. Il sistema muscolare locale è formato dai muscoli segmentali, più profondi, che non intervengono in modo significativo nel garantire un arco di movimento, ma che possono generare rigidità (stiffness) muscolare assicurando al sistema articolare il controllo della traslazione di un singolo segmento.
    Il sistema muscolare globale invece comprende i muscoli che assicurano il movimento. Essi cambiano di lunghezza, concentricamente per generare movimento ed eccentricamente per controllare o limitare quest’ultimo. Disfunzioni del movimento possono avvenire a livello locale, quali disfunzioni del reclutamento e del controllo motorio del sistema stabilizzatore profondo e segmentale.

    Ne consegue un ridotto controllo soprattutto della posizione neu-trale dell’articolazione. Si possono avere anche disfunzioni di origine globale dovute al disequilibrio tra muscoli stabilizzatori monoarticolari, che lavorano eccentricamente per controllare l’articolazione e muscoli mobilizzatori biarticolari, ossia quei muscoli che lavorando concentricamente assicurano il movimento. Questo disequilibrio com-porta un’alterazione della lunghezza funzionale e della capacità di reclutamento dei muscoli in questione per cui si ha un’anomala trazione, aumentata o ridotta, dei muscoli attorno ad un segmento di movi-mento.La perdita della capacità, ideale o normale, di controllo a livello locale o globale si evidenzia con stress o tensioni anormali a livello di: articolazione, tessuti molli di sostegno, relativo tessuto miofasciale e neurale. Il risultato di questa disfunzione può portare a dolore e patologie (Figura 1)
    .
    Cattive abitudini di movimento o cattivo allineamento posturale
    Sebbene dolore e patologia siano connessi fra loro, il dolore può risolversi ma la disfunzione può persistere.
    Ciò predispone alle ricadute. Negli stati clinici che presentano componenti di disfunzioni del movi-mento che portano all’insorgere di patologie muscolo-scheletriche di origine meccanica, possiamo trovare: 

    dolore posturale, dolore d’ori-gine insidiosa, dolore da carico statico o mantenuto, patologia da abuso (sforzo ripetuto di debole intensità o notevole sforzo/impatto), schemi ricorrenti di dolore e dolore cronico.
    Come affermato dalla professoressa Sahrmann durante un corso tenutosi a Londra nel giugno 2000, "è ciò che la gente fa durante la giornata che li distrugge". 

    Fondamento di tutto questo concetto è un sistema di classificazione dei muscoli basato su quanto evidenziato nelle ricerche accademiche e cliniche in merito alle loro funzioni e disfunzioni. Il gruppo Kinetic Control classifica i muscoli, a seconda del loro ruolo primario, distin-guendoli in stabilizzatori locali, stabilizzatori globali o mobilizzatori globali.

    Il ruolo funzionale principale dei muscoli stabilizzatori locali è quellodi mantenere una forza minima e continua in tutte le possibili posizionidell’ampiezza di movimento dell’articolazione e in tutte le sue pos-sibilidirezioni.

    Questa attività, aumentando la così detta rigidità muscolare locale alivello di un segmento, permette di controllarne i movimenti fisiologicie accessori (di traslazione) eccessivi, soprattutto quando, nella posizioneneutrale dell’articolazione, il sostegno passivo dei legamenti edella capsula è minimo.

    Grazie alla ricerca è stato dimostrato che laloro attività dovrebbe aumentare come azione preparatoria prima delcarico o del movimento, fornendo così protezione e sostegno all’articolazione.
    La funzione primaria dei muscoli stabilizzatori globali è diprodurre un momento torcente e provvedere al controllo eccentricodel "range" interno ed esterno del movimento dell’articolazione. Essidevono quindi potersi accorciare attivamente fino al limite fisiologicodel range interno. I muscoli della stabilità globale sono monoarticolari e per poter garantire un controllo della stabilità devono essere ingrado di muovere l’articolazione, e quindi l’intero arto (carico funzionale),per tutta l’ampiezza di movimento già garantita dai muscolimobilizzatori biarticolari. Questa muscolatura è quindi necessaria pergarantire il controllo eccentrico o per decelerare le tensioni rotatoriein tutte le articolazioni, ma soprattutto a livello del tronco e delle cinture.

    Essa deve contribuire in modo importante nel controllo dellarotazione durante tutti i movimenti funzionali.Il ruolo principale dei muscoli mobilizzatori globali è quello di assicurareil movimento o l’accelerazione di segmenti del corpo durantemovimenti funzionali sotto carico o ad alta velocità. Questi muscolisono particolarmente efficienti nel piano sagittale, ma, pur potendogenerare grandi energie, non contribuiscono ad un controllo dellarotazione, né tanto meno provvedono al controllo segmentale neimovimenti fisiologici e accessori. I muscoli mobilizzatori globalihanno un ruolo di stabilità quando subiscono forti carichi o granditensioni, quando la loro potenza di leva è negativa, quando alzano,tirano o spingono e anche quando agiscono quali ammortizzatori diuno shock balistico.

    I muscoli il cui ruolo primario è creare mobilità devono avere una lun-ghezzaadeguata, tale da permettere il movimento articolare fisiologi-coe accessorio completo, senza che, nel resto del sistema locomotore,insorgano sovratensioni compensatorie, e poi dolore e patologia.

    Questo concetto sviluppa i rapporti di correlazione intercorrenti tradisfunzioni segmentali e multisegmentali. La disfunzione di movi-mentopuò presentarsi quale disfunzione ad un unico livello segmentalenei movimenti di traslazione oppure, in un singolo segmento dimovimento nei movimenti funzionali, ad esempio:
    una traslazionearticolare anormale.

    Oppure la disfunzione può insorgere a livellomultisegmentale nei movimenti funzionali coinvolgendo più segmentidi moto ad una volta;
    ad esempio:
    quando c’è una lunghezza ed unreclutamento miofasciali anormali (o anormale neuro-pato-dinamicità).

    L’incapacità di controllare dinamicamente il movimento a livellodi un segmento articolare (disfunzione di traslazione) o di controllaretutta una zona (disfunzione miofasciale), spesso si presentano assiemea quale problema combinato.

    L’incapacità di controllare un movimen-toviene definito come un "cedimento" (give), e, solitamente è asso-ciato(o risultante), ad una perdita di movimento ad un segmento ozona adiacente, definito come "restrizione" (restriction). Nell’ambitodel movimento funzionale, il sito di maggior cedimento è definito sitodella disfunzione della stabilità. Il segmento non controllato o zona dicedimento è la più probabile sorgente della patologia e dei sintomid’origine meccanica.

    La direzione del cedimento è direttamente ricol-legabilealla direzione dello stress o tensione sui tessuti e allora almovimento che produce il dolore.

    Restrizione
    Compensazione
    Cedimento
    Patologia
    Dolore



    Nella riabilitazione della stabilità si considerano quattro chiavi prioritariee principi:

    I. Il controllo della posizione neutrale dell’articolazione: riallenare l’attività tonica del sistema di stabilità locale con soglia minima, peraumentare la rigidità muscolare. 
    Allenare i muscoli stabilizzatori localie globali a carico minimo nell’integrazione funzionale al fine di potergarantire il controllo della posizione neutrale dell’articolazione.

    II. Riallenare il controllo dinamico della stabilità nella direzione delladisfunzione: controllare il cedimento e muovere la restrizione, ossiaristabilire la capacità di controllare la disfunzione della stabilità nelladirezione dei movimenti che producono i sintomi. Integrare il recluta-mentodegli stabilizzatori locali e globali a carico minimo per controlla-ree limitare il movimento di un segmento o di una zona di cedimentoper poi, attivamente, muovere la restrizione adiacente.Muovere unicamente l’arco di movimento concesso dalla restrizionestessa o fino a dove si riesce a mantenere il controllo dinamico delcedimento.

    III. Riabilitare il controllo degli stabilizzatori globali durante tutto l’ar-codi movimento: riabilitare il sistema di stabilità globale in modo dapoter controllare attivamente tutto il possibile range di movimento diun’articolazione. Questi muscoli, gli stabilizzatori globali, devono esse-recapaci di accorciarsi attivamente e di controllare il carico dell’artofino alla fine del possibile range interno passivo dell’articolazione. Essidevono quindi anche essere in grado di controllare qualsiasi ipermobilitàdel range esterno dell’articolazione. Nel concetto della stabilità ilcontrollo eccentrico dell’arco di movimento è molto più importante dellavoro concentrico e il ruolo degli stabilizzatori globali di controllare leforze di rotazione è prioritario. Questa attività è ottimizzata da unacontrazione mantenuta, di piccola intensità, in una posizione di massi-moaccorciamento del muscolo e poi seguito di un allungamentoeccentrico controllato.

    IV. Allungamento attivo o inibizione dei mobilizzatori globali: Quandii muscoli bi-articolari, mobilizzatori globali, mostrano segni di mancan-zadi estensibilità, causati da un eccessivo uso o un accorciamento diadattamento, in un altro punto della catena cinetica svilupperà unasovratensione di compensazione o un cedimento di un tentativo dimantenere e garantire la funzione. Essi vengono allungati o inibiti inmodo specifico ma mai a scapito della stabilità. 
    Precauzioni e limiti di questo approccio riabilitativo concernono i meccanismidel dolore non meccanico (es. dolore neurologico centrale opsico-somatico) e del dolore non ricollegabile a patologie muscolo-scheletriche.I corsi della Kinetic Control continuano a svilupparsi seguendo lenuove informazioni scientifiche ottenute da ricerche o dalla letteratura.Le ricerche personali del gruppo della Kinetic Control sono rivolte inparticolare alla valutazione clinica e al riallineamento della funzionestabilizzatrice del grande psoas; alla funzione del trapezio nella stabilitàdella scapola; alla misura della direzione di cedimento a livellodella colonna lombare e allo sviluppo di un sistema di classificazione aseconda della gravità della disfunzione della stabilità.

     
    kinetic control
     

    quali sono le patologie più frequentemente trattate con la terapia manuale?

    poiché il fisioterapista manuale è altamente specializzato nella valutazione e nel trattamento dei disordini funzionali neuro-muscolo-scheletrici, i problemi più frequenti trattati sono le cefalee miotensive, i dolori articolari e muscolari, i traumi sportivi, le cervicalgie, le dorsalgie, le lombalgie, le sciatalgie, le ernie discali, le tendiniti e altri disturbi funzionali dell'apparato locomotore.

    è efficace la terapia manuale?

    ci sono milioni di pazienti che ogni anno si rivolgono e trovano beneficio dalla terapia manuale, specialmente per sindromi dolorose della colonna vertebrale. esistono inoltre numerosi studi in letteratura scientifica che ne dimostrano la sicurezza e l'efficacia in particolare per cervicalgie, cervicobrachialgie, dorsalgie, lombalgie, cefalee miotensive, traumi sportivi, ernie del disco e protrusioni discali.

    è dolorosa la terapia manuale?

    la terapia manuale rispetta la regola del non dolore, e solo raramente alcune tecniche possono risultare fastidiose. al contrario i pazienti trovano immediatamente sollievo dal dolore e dalla tensione.

    è sicura la terapia manuale?

    numerosi studi ne provano la sicurezza e l'efficacia, ma è importante che sia effettuata da personale sanitario qualificato e abilitato.

    cosa dovrei aspettarmi dalla prima visita?

    un' anamnesi completa, un attento esame soggettivo e oggettivo, il controllo di eventuali indagini diagnostiche effettuate come ecografie, rx, tac, risonanze magnetiche e di altri esami rappresentano i punti cardine della prima visita. alla luce da quanto emerso dall' esame e dal ragionamento clinico, il terapeuta valuta il caso e appronta un piano di trattamento, informando in maniera semplice ed esauriente il paziente e rispondendo alle sue domande. se opportuno già durante la prima visita effettua il primo trattamento.

    quanti trattamenti sono necessari?

    il numero di trattamenti è chiaramente soggettivo, e dipende da innumerevoli fattori come l'entità e la tipologia del disturbo, l'età del paziente, ecc...

    a chi può servire la terapia manuale?

    tutti e a tutte le età possono trarre beneficio dalla terapia manuale. infatti esistono tecniche adatte al bambino, altre più specifiche per l'atleta o l'anziano.

    quando è il momento migliore per effettuare un trattamento?

    poiché la terapia manuale è anche un sistema di prevenzione dei disturbi che interessano l'apparato neuro-muscolo-scheletrico, e non solo di valutazione e trattamento, è importante rivolgersi al fisioterapista specializzato in terapia manuale regolarmente senza attendere che insorga il dolore.

    il fisioterapista esperto in terapia manuale collabora con medici, specialisti e altri professionisti sanitari?

    sì, collabora con il medico di base, l'odontoiatra, con medici specialisti e altri professionisti sanitari.
     
     
     
    Medicina manuale
    robert maigne medicina manuale - Studio Starita
    La medicina manuale è una disciplina medica che si occupa della patologia funzionale dell'apparato locomotore trattabile con le tecniche manipolative, secondo la regola del non dolore e del movimento contrario, che consiste nell'eseguire la manipolazione nella direzione opposta a quella dolorosa. Tale metodica è stata introdotta da Robert Maigne, medico francese, il quale abbandonando il concetto di lesione osteopatica propone il concetto di disturbo intervertebrale minore (DIM), causa sia di dolore locoregionale rachideo che di manifestazioni dolorose a distanza e che spesso sono in relazione con il riscontro della sindrome teno-cellulo-periosteo-mialgica (STCPM). La diagnosi è clinica e si basa sull'esame segmentario e sul contesto clinico.
    Nel 1951 in Francia venne fondata la Société de Recherche Ostéopathique. Nell'autunno dello stesso anno Paul Gény D.O., creò a Parigi l'Ecole Française d'Ostéopathie (E.F.O.); Thomas Dummer D.O., Denis Brooks D.O. e Parnell Bradbury D.O., erano i principali insegnanti.
    Venne poi fondata la Société Française d'Ostéopathie (S.F.O.), ad opera di R. Lavezzari M.D., D.O., Piedallu M.D., D.O., R. Maigne M.D., D.O., e R. Waghemaker M.D., D.O.
    A Robert Maigne, a partire dal 1960, si può far risalire il momento di passaggio della Medicina Manuale dall’empirismo a vera Scienza Medica. Maigne definisce in ambito strettamente Medico le indicazioni e le controindicazioni della Medicina Manuale limitate al dolore somatico benigno, codifica un sistema di visita del paziente mediante una semeiotica rigorosa, trasmissibile e obiettiva ed un trattamento manuale da parte del Medico, secondo la regola del non dolore e del movimento contrario (ogni gesto va eseguito dal Medico nella direzione indolore, con attenzione a non provocare dolore).

    Nel 1965 Robert Maigne con l’appoggio dei docenti Grossiard e Milliez iniziò il percorso di riconoscimento della Medicina Manuale nell’ambito dell’insegnamento Universitario della Medicina Fisica e Riabilitazione.
    Nel 1969 il prof. Robert Maigne istituì all’Hôtel Dieu, Ospedale Universitario di Parigi, il primo Corso Universitario (Diplôme Universitaire) in Medicina Manuale, afferente alla Facoltà di Medicina dell’Università Paris VI Renè Descartes.
    Sempre all’Hôtel Dieu venne fondata una Società Scientifica, la Societé Française de Médécine Manuelle et Orthopédique Française, ora denominata Societé Française de Médécine Manuelle et Osteopathique
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    Osteopatia o Terapia Manuale?
     

    Ciò che differenzia tutte le metodiche è fondamentalmente il raggionamento clinico. L'osteopatia fa da madre di tutte le tecniche dove le vede nascere e che forse per troppo si è basata su concetti filosofici che l'hanno resa così affascinante ma nello stesso tempo difficile da raggiungere per chi ne capiva il vero cuore.

    La chiropratica come le varie correnti di pensiero della terapia manuale, che in questo caso le consideriamo figlie dell'osteopatia strutturale, hanno cercato di dare più scientificità nei loro atti terapeutici e diagnostici.

    Da qui ci dovrebbe venire in mente se tutto questo, è stato fatto o per il miglioramento della nostra professionalità, o solo per un unico scopo commerciale, nel fine di vendere un prodotto a noi poveri studiosi che per le prime volte ci siamo apportati a conoscere queste tecniche. Secondo il mio punto di vista tutte le tecniche sono valide ma che devono essere rapportate alle singole esigenze dei nostri pazienti, mostrandole come armi a nostro favore per il raggiungimento del nostro scopo terapeutico, e non come trattamento unico fine a se stesso.

    Da qui nasce la voglia di poter capire che un domani, non verranno più considerati unicamente osteopati, fisioterapisti, posturologi, mezeristi, chiropratici, kinesiologi, ma di assemblare il tutto per un unica figura, ovvero il riabilitatore, fornito di tante armi per far fronte a tanti nemici che sono istaurati all'interno dei nostri pazienti.