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dott. Francesco Starita - Studio Starita
PROPRIOCEZIONE: RACHIDE E SESTO SENSO
 

Vista, udito, gusto, odorato e tatto: i cinque sensi che ci hanno insegnato a scuola fin dalle elementari e che da sempre sono scolpiti nella mente come i canali di comunicazione di cui il nostro organismo dispone per la relazione con il mondo esterno. E poi c’è il sesto senso, un fantomatico elemento misterioso che alcuni dichiarano di avere e che consentirebbe ai fortunati possessori una percezione superiore o anticipatoria del pericolo e degli eventi.
Un dono prezioso ma che, per amore di precisione,deve accontentarsi solo del titolo di settimo senso perché il sesto,invece,è a disposizione di tutti gli esseri animati,ache se in maniera inconsapevole per la quasi totalità degli ingnari possessori: la capacità di riconoscere la posizione del proprio corpo nella spazio, della percezione delle relazioni anatomiche e funzionali fra i vari segmenti corporei e dello stato di contrazione dei motori muscolari, anche senza il supporto dell’afferenza visiva.
Si tratta, quindi della propriocezione, l’elemento di coscienza del proprio corpo senza il quale sarebbe impossibile compiere azioni apparentemente elementari come il semplice camminare o portarsi alle labbra un bicchiere. Se il nostro cervello non potesse fare affidamento sulla miriade di informazioni che gli arrivano dagli innumerevoli organi di raccolta sensoriale distribuiti nei muscoli, nelle capsule,nei legamenti, ogni movimento potrebbe essere possibile solo sotto controllo vigile della vista, che sarebbe costretta a fare da guida indispensabile per ogni azione cosciente.
La moderna riabilitazioneconcede uno spazio importante alle tecniche di recupero della propriocezione. In presenza di trauma, infatti, le lesioni non interessano solo le strutture di sostegno e i motori muscolari, ma anche gli elementi di controllo del movimento. Le lesioni possono creare una disfunzione dei recettori sensoriali, il che altera il meccanismo di raccolta dati, cioè dell’interpretazione di quanto avviene nello spazio circostante e nella conseguente trasmissione delle informazioni necessarie al costante aggiustamento delle strutture periferiche.
Le più comuni tecniche di ginnastica propriocettiva consistono in programmi controllati di stimolazioni dei recettori ipovalidi, attraverso specifiche sollecitazioni disequilibranti che consentono di riallenare le qualità di codifica delle informazioni sulla posizione e sullo stato delle strutture periferiche, così come la trasmissione di corretti segnali ai centri di controllo encefalici.
Sono tecniche utilizzate in maniera elettiva nel recupero degli atleti infortunati e nella rieducazione post-traumatologica degli arti inferiori.

NUOVE POSSIBILITA’ TERAPEUTICHE

Negli ultimi anni , però, l’interesse per le tecniche di allenamento propriocettivo si è orientato anche al trattamento della colonna vertebrale, sia per quello che concerne la gestione delle sindromi dolorose sia per i problemi di disallineamento, sull’onda di una serie di interessanti studi che rappresentano importanti stimoli di riflessione e aprono la strada a nuove possibilità terapeutiche.
In realtà, se si pensa alle funzioni della colonna, che oltre all’indispensabile compito di fare da cassaforte per il midollo spinale ha il mandato di fare da struttura di sostegno primaria della parte superiore del corpo e di gestire, in maniera diretta o indiretta, i movimenti della testa, della gabbia toracica e delle braccia senza l’aiuto della vista, è intuitivo immaginare come un’ottimale funzione della propriocezione sia indispensabile al corretto svolgimento delle sue complesse funzioni.
Il sistema nervoso centrale risponde a questo compito gravoso con una serie di strategie differenti, inclusa, anche , la contrazione anticipatoria dei muscoli stabilizzatori per garantire il corretto impilamento vertebrale quando una perturbazione,generata anche solo dal movimento di un braccio, può perturbarlo.

Propriocezione e scoliosi

Esiste una relazione tra propriocezione e difetti di allineamento degli elementi vertebrali? In uno studio di qualche anno fa un difetto del controllo posturale su base propriocettiva è stato addirittura messo in relazione con l’eziologia della scoliosi ipotizzando una modificazione della rappresentazione dello schema corporeo come causa.
I soggetti arruolati per lo studio erano divisi in un gruppo (25 pazienti) con scoliosi strutturata, un gruppo (23 pazienti) con atteggiamento scoliotico e un gruppo di controllo (134) di soggetti sani. Una significativa difficoltà della qualità propriocettiva degli arti superiori era stat riscontrata tanto nei soggetti affetti da scoliosi quanto in quelli con atteggiamento scoliotico rispetto al gruppo di controllo. Sulla base di queste osservazioni i ricercatori postularono che una disfunzione propriocettiva può essere un fattore di rischio per lo sviluppo di un’asimentria vertebrale.

 
SHERRINGTON
 

Propriocezione e mal di schiena

La ricerca di nuovi elementi che consentono di comprendere sempre meglio l’insoluto problema del mal di schiena ha indotto gli sperimentatori a esplorare anche il campo della relazione tra lombalgia e propriocezione. I trial si sono focalizzati soprattutto sullo studio della difficoltà di riposizionamento della colonna vertebrale determinato dalla presenza di dolore e, quindi, nella maggior parte degli studio, ai soggetti è stato chiesto di ritrovare, senza l’aiuto della vista, una precisa posizione del tronco sperimentale precedentemente.
L’instabilità vertebrale sembra essere un elemento che rende particolarmente difficile questo compito. Infatti, a un gruppo di soggetti è stato chiesto di ritrovare la posizione neutra dopo una serie di massime flessioni lombari. I soggetti erano in posizione seduta e hanno evidenziato una difficoltà di riposizionamento significativamente maggiore rispetto al gruppo di soggetti asintomatici.
Qual è il tipo di errore più frequentemente osservato? Uno studio ha posto l’accento su questo aspetto e ha evidenziato che la difficoltà maggiore dei soggetti con colore si manifesta soprattutto con un movimento troppo ampio e con il superamento della posizione neutra.
Sembra esserci anche una differenza di risultato quando il riposizionamento parte da una posizione di flessione del tronco rispetto all’estensione. In uno studio che ha focalizzato proprio questo aspetto si è notato come l’errore sia significativamente più alto, rispetto al gruppo di controllo, nel caso di un movimento con il tronco che parte da una posizione di flessione, mentre i risultati sono molto più simili tra il gruippo di soggetti affetti da lombalgia, rispetto al gruppo di controllo, nel movimento di ritorno da una posizione di estensione. Interessante è che l’uso di un supporto lombare sembra influenzare la prestazione dei soggetti che provano dolore.
L’errore di riposizionamento, infatti, decresce significativamente nei movimenti sul piano sagittale quando viene indossata un’ortesi per almeno due ore.
Una questione stimolante sarebbe anche quella di chiarire se l’instabilità  posturale osservata in soggetti affetti da mal di schiena può essere legata a modifiche delle strategie di controllo propriocettivo.
A tale scopo, sui muscoli delle caviglie (tricipite surale e tibiale anteriore) e sui muscoli paraspinali di 40 soggetti (20 giovani e 20 anziani), affetti o meno da mal di schiena, sono state applicate sollecitazioni vibratorie e sono stati esaminati gli spostamenti del centro di gravità grazie a una pedana stabilometrica. I soggetti che presentavano dolore vertebrale sono risultati più sensibili alle vibrazioni sulla muscolatura degli arti inferiori e meno a quella sui muscoli della schiena rispetto ai soggetti che non presentavano dolore. Questi risultati suggeriscono che il dolore vertebrale può indurre una modifica del controllo posturale a causa di uno spostamento della sensibilità propriocettiva della colonna agli arti inferiori.
I risultati di questi studi sono sicuramente interessanti e sottolineo come l’intuitiva relazione tra i deficit della propriocezione e disturbi dolorosi o posturali della colonna vertebrale sia, in realtà un oggettivo dato di fatto. Nell’ambito dei programmi rieducativi delle alterazioni di allineamento della  colonna vertebrale come le scoliosi, questo aspetto è da tenere in considerazione. Infatti, uno dei principali obiettivi dei programmi di trattamento è quello di intaccare progressivamente il “nuovo” schema corporeo, figlio della scoliosi, che ha lentamente preso il posto di quello originario.
Per ottenere questo, una delle strategie terapeutiche, trasversalmente riconosciute come essenziali, è la ricerca dell’apprendimento dell’autocorrezzione, un insieme di aggiustamenti posturali autogestiti dal paziente alla ricerca del miglior allineamento possibile sui tre piani dello spazio. Si tratta  di un compito complesso che, inzialmente, deve potersi avvalere, per la migliore realizzazione, dell’afferenza visiva che guida e controlla i movimenti di riallineamento.

Considerato,però,che la colonna ,normalmente , non può fare particolare affidamento su questo straordinario canale afferente, gli esercizi terapeutici proposti dovranno progressivamente fare a meno di queste informazioni e focalizzare gli sforzi al miglioramento della funzione afferente peculiare della colonna : quella gestita dai recettori localizzati all’interno delle strutture di collegamento degli elementi vertebrali e che rappresentano proprio gli elementi di partenza del controllo propriocettivo.
Anche il deficit della funzione propriocettiva nei soggetti sani è stato ampiamente dimostrato. A fronte di queste evidenze, però sono ancora scarse le proposte di strategie terapeutiche che si propongono di influenzare questo aspetto, allo scopo di migliorare sia il disagio specifico sia la sintomatologia dolorosa.

 
illusione di pinocchio - PROPRIOCEZIONE